mercoledì 23 novembre 2011

Si comincia dalla nera?


 Sono entrato la prima volta in una palestra di arti marziali il primo aprile 1971. Allora non sapevo che quello era un dojo, che i brutti musi dei quadri appesi alle pareti erano grandi maestri o meglio soke. Che il maestro in gonnellone andava chiamato sensei o erano botte. Che prima di pestarsi si doveva fare l’inchino il che può essere una cosa carina ma che l’inchino andava fatto anche dopo e la cosa mi sembrava scema. Insomma non sapevo nulla. Poi ho imparato. Sono diventato cintura gialla, grande obiettivo per l’epoca e via via arancio, verde… Nel 1975 arrivo alla cintura nera in una palestra gelida di Genova dopo aver dormito sul tatami, umido come pochi ne ho visti; e ne ho visti tanti di tatami e su tanti ho dormito più o meno male, tra zanzare, mosche, puzzo di piedi e, all’occorrenza, qualche topo. “Ma non illuderti, questo è solo l’inizio – mi dissero i maestri della commissione alla consegna del primo dan, riferendosi ovviamente alla promozione e non al topo  - Tutto comincia ora”. Cosa? “Lo vedrai”. Ed io lì ad aspettare, studiare, girare per tutta Italia, l’Europa e mezzo mondo per capire. “Sono proprio un testone che ancora non comprendo cosa comincia” mi sono detto tante volte. Intanto gli anni passavano, crescevano i dan e così’ pure i lividi ed i lividi che diventavano invalidità con grande dispetto delle assicurazioni e, per la verità, anche mio. Un polso rotto, tre vertebre cervicali schiacciate, quinta lombare fratturata, spalla lussata, legamenti allentati qua e là, testate a non finire: ma tanto testone e testardo ero già… L’arte marziale, così si diceva, fa bene al corpo e allo spirito: meno male che non esistevano Mma e valetudo altrimenti chissà in che condizioni ero oggi. Mi lamento? No, un samurai non si lamenta mai, si diceva; non piange mai non bestemmia mai (beh, quello magari sì, siamo sempre toscani ed anticlericali…). Eppoi dove escono sangue e dolore entra la tecnica. Io di tecnica sono, ovviamente pieno. E così eccomi ottavo dan stile World ju-jitsu federation, Dt nazionale, gran master di krav maga riconosciuto dal College per la sicurezza di Israele, co fondatore della Isps (Israel security private service), insegnante di judo, docente ai master di tecniche difensive e coltello alla facoltà di neuro fisiopsicologia dello sport dell’università di Siena. Autore di diversi libri, in particolare uno adottato dalla Federazione mondiale per l’insegnamento ai bambini. Eppoi tante esperienze: jkd, karate shotokan, buon apprendista del goju, wing chun ed altro, altro ancora. Ma per scoprire cosa voleva dire “tutto inizia dalla cintura nera” sono dovuto andare, sì, sono proprio un testardo, fino in Giappone. No... Non è la solita storia della ricerca delle origini, del viaggio mistico verso la verità, verso l’Eden, verso la ricerca psico-fisica che ci permette di “crescere insieme”, arrivare al Nirvana. Il mio viaggio non è stato quello che intendono la maggior parte dei praticanti di arti marziali o del quale si vantano tanti maestri. Non di rado i più tronfi, quelli pieni di sapere e verità (beati loro) che tanto hanno da dispensare agli altri e da promettere ulteriori, mirabolanti verità oltre la cintura nera. In Giappone sono stato quando, ancora insoddisfatto di quello che avevo, i miei figli ed i miei allievi mi hanno regalato un biglietto di andata e pure di ritorno. “Così  potrai proseguire la tua ricerca sempre che ci sia davvero qualcosa da trovare”. Ho trovato. Intanto un mondo che quasi nessun praticante di arti marziali in occidente conosce ma che sarebbe meglio conoscesse. Ma soprattutto un omino piccolo piccolo, con un filo di vita nelle vene occluse dal radio e dalla chemioterapia. Con tanta voglia di vivere. Un omino che ha sbagliato come gli uomini che si dicono grandi. E che lo ammette. Che ha capito tante cose ma che non pretende di essere maestro della vita di nessuno. Anche lui, pur essendo a capo di una scuola antica e prestigiosa ha avuto tante delusioni, subìto ingiustizie pesantissime. Ci conosciamo dal 1981. Mi ha tenuto d’occhio per anni anche se da grande distanza. Ha visto e vede in me qualcosa di diverso. Fregandose delle opposizioni nipponiche decide di insegnarmi, farmi capire cosa c’è dopo la nera... Cosa comincia…. Poi dopo alcuni indimenticabili, fantastici anni di viaggi nell’impero del Sol Levante; visite del maestro in Italia, ecco la decisione finale: il maestro ha ancora molto da dare ma si ritira lasciandomi l’eredità ed il titolo di soke. Con i menkyokaiden le ultime raccomandazioni: “Segui sempre la strada dritta. E che la pace prevalga sempre sulla terra”.
Con lui dunque ho capito. Che la nera non è altro che il grado per entrare nella scuola dopo un periodo di inevitabile praticantato. Da lì comincia il percorso iniziatico che si snoda su più livelli di conoscenza per arrivare a capire. Noi stessi soprattutto. Mi sembra che sia un grande risultato. Almeno per me, in questo 41esimo anno di pratica nelle arti marziali. Tanti lustri di ricerca sono  serviti per arrivare alla verità. Alla mia verità. Che magari è diversa da quella di  grandi maestri più o meno tronfi e più o meno in buona fede. La verità delle arti marziali. Che come tutte le “verità” non si rivela a tutti – diceva Ermete Trismegisto e chi non sa chi è si informi – e che non si rivela se non viene richiesta. Del resto molti preferiscono rimanere nel loro mondo. Altri preferiscono dire sempre che “il re è  nudo”. E mi associo ancora ad Ermete quando dice che la verità non si rivela perché non tutti meritano di sapere. Allora perché, per chi  scrivo? Sono tanti, troppi quelli che aspettano in buona fede di conoscere, sapere cosa comincia dalla cintura nera. Ed io sono un inguaribile testone.