Sono entrato la prima volta in
una palestra di arti marziali il primo aprile 1971. Allora non sapevo che
quello era un dojo, che i brutti musi dei quadri appesi alle pareti erano
grandi maestri o meglio soke. Che il maestro in gonnellone andava chiamato sensei
o erano botte. Che prima di pestarsi si doveva fare l’inchino il che può essere
una cosa carina ma che l’inchino andava fatto anche dopo e la cosa mi sembrava
scema. Insomma non sapevo nulla. Poi ho imparato. Sono diventato cintura
gialla, grande obiettivo per l’epoca e via via arancio, verde… Nel 1975 arrivo
alla cintura nera in una palestra gelida di Genova dopo aver dormito sul
tatami, umido come pochi ne ho visti; e ne ho visti tanti di tatami e su tanti
ho dormito più o meno male, tra zanzare, mosche, puzzo di piedi e,
all’occorrenza, qualche topo. “Ma non illuderti, questo è solo l’inizio – mi
dissero i maestri della commissione alla consegna del primo dan, riferendosi
ovviamente alla promozione e non al topo - Tutto comincia ora”. Cosa? “Lo vedrai”. Ed
io lì ad aspettare, studiare, girare per tutta Italia, l’Europa e mezzo mondo
per capire. “Sono proprio un testone che ancora non comprendo cosa comincia” mi
sono detto tante volte. Intanto gli anni passavano, crescevano i dan e così’
pure i lividi ed i lividi che diventavano invalidità con grande dispetto delle
assicurazioni e, per la verità, anche mio. Un polso rotto, tre vertebre
cervicali schiacciate, quinta lombare fratturata, spalla lussata, legamenti
allentati qua e là, testate a non finire: ma tanto testone e testardo ero già… L’arte
marziale, così si diceva, fa bene al corpo e allo spirito: meno male che non
esistevano Mma e valetudo altrimenti chissà in che condizioni ero oggi. Mi
lamento? No, un samurai non si lamenta mai, si diceva; non piange mai non
bestemmia mai (beh, quello magari sì, siamo sempre toscani ed anticlericali…).
Eppoi dove escono sangue e dolore entra la tecnica. Io di tecnica sono,
ovviamente pieno. E così eccomi ottavo dan stile World ju-jitsu federation, Dt
nazionale, gran master di krav maga riconosciuto dal College per la sicurezza
di Israele, co fondatore della Isps (Israel security private service),
insegnante di judo, docente ai master di tecniche difensive e coltello alla
facoltà di neuro fisiopsicologia dello sport dell’università di Siena. Autore
di diversi libri, in particolare uno adottato dalla Federazione mondiale per
l’insegnamento ai bambini. Eppoi tante esperienze: jkd, karate shotokan, buon
apprendista del goju, wing chun ed altro, altro ancora. Ma per scoprire cosa
voleva dire “tutto inizia dalla cintura nera” sono dovuto andare, sì, sono
proprio un testardo, fino in Giappone. No... Non è la solita storia della
ricerca delle origini, del viaggio mistico verso la verità, verso l’Eden, verso
la ricerca psico-fisica che ci permette di “crescere insieme”, arrivare al
Nirvana. Il mio viaggio non è stato quello che intendono la maggior parte dei
praticanti di arti marziali o del quale si vantano tanti maestri. Non di rado i
più tronfi, quelli pieni di sapere e verità (beati loro) che tanto hanno da
dispensare agli altri e da promettere ulteriori, mirabolanti verità oltre la
cintura nera. In Giappone sono stato quando, ancora insoddisfatto di quello che
avevo, i miei figli ed i miei allievi mi hanno regalato un biglietto di andata
e pure di ritorno. “Così potrai proseguire
la tua ricerca sempre che ci sia davvero qualcosa da trovare”. Ho trovato.
Intanto un mondo che quasi nessun praticante di arti marziali in occidente
conosce ma che sarebbe meglio conoscesse. Ma soprattutto un omino piccolo
piccolo, con un filo di vita nelle vene occluse dal radio e dalla
chemioterapia. Con tanta voglia di vivere. Un omino che ha sbagliato come gli
uomini che si dicono grandi. E che lo ammette. Che ha capito tante cose ma che
non pretende di essere maestro della vita di nessuno. Anche lui, pur essendo a
capo di una scuola antica e prestigiosa ha avuto tante delusioni, subìto
ingiustizie pesantissime. Ci conosciamo dal 1981. Mi ha tenuto
d’occhio per anni anche se da grande distanza. Ha visto e vede in me qualcosa
di diverso. Fregandose delle opposizioni nipponiche decide di insegnarmi, farmi
capire cosa c’è dopo la nera... Cosa comincia…. Poi dopo alcuni
indimenticabili, fantastici anni di viaggi nell’impero del Sol Levante; visite del
maestro in Italia, ecco la decisione finale: il maestro ha ancora molto da dare
ma si ritira lasciandomi l’eredità ed il titolo di soke. Con i menkyokaiden le
ultime raccomandazioni: “Segui sempre la strada dritta. E che la pace prevalga
sempre sulla terra”.
Con lui dunque ho capito. Che la
nera non è altro che il grado per entrare nella scuola dopo un periodo di
inevitabile praticantato. Da lì comincia il percorso iniziatico che si snoda su
più livelli di conoscenza per arrivare a capire. Noi stessi soprattutto. Mi
sembra che sia un grande risultato. Almeno per me, in questo 41esimo anno di
pratica nelle arti marziali. Tanti lustri di ricerca sono serviti per arrivare alla verità. Alla mia
verità. Che magari è diversa da quella di
grandi maestri più o meno tronfi e più o meno in buona fede. La verità
delle arti marziali. Che come tutte le “verità” non si rivela a tutti – diceva
Ermete Trismegisto e chi non sa chi è si informi – e che non si rivela se non
viene richiesta. Del resto molti preferiscono rimanere nel loro mondo. Altri
preferiscono dire sempre che “il re è
nudo”. E mi associo ancora ad Ermete quando dice che la verità non si
rivela perché non tutti meritano di sapere. Allora perché, per chi scrivo? Sono tanti, troppi quelli che
aspettano in buona fede di conoscere, sapere cosa comincia dalla cintura nera.
Ed io sono un inguaribile testone.
